mercoledì 19 ottobre 2011
giovedì 6 ottobre 2011
sabato 3 settembre 2011
Memoria dell'acqua, si riaccende il dibattito sull’omeopatia Il Dna emette e trasmette segnali elettromagnetici di bassa frequenza in soluzioni acquose altamente diluiteMILANO - Il Dna è in grado di emettere e di trasmettere segnali elettromagnetici di bassa frequenza in soluzioni acquose altamente diluite, le quali mantengono poi «memoria» delle caratteristiche del Dna stesso. Frequenze che in passato, nel corso di un esperimento, furono trasformate in suoni. La voce del Dna. Insomma, il Dna «comunica» all’acqua che memorizza e divulga il messaggio. Uno studio italo-francese che ne riporta alla mente un altro lontano nel tempo e molto contestato dalla comunità scientifica internazionale: quello della «memoria dell’acqua», pubblicato da Nature nel 1988 e poi cancellato perché non ripetibile. Il medico e immunologo Jacques Benveniste (1935-2004), noto a livello internazionale per i suoi studi sulle allergie e sul sangue, all’epoca direttore della ricerca medica all’Inserm (il Cnr francese), è l’autore di quell’esperimento. Benveniste fu poi accusato di truffa e di conflitti di interesse con le aziende di prodotti omeopatici. Seppur additato dalla scienza internazionale, non fu mai licenziato dall’Inserm, cosa che invece avvenne per la sua segretaria, e continuò i suoi studi fino alla sua morte. Questa nuova ricerca sembrerebbe aver trovato una chiave scientifica a quello che cercò di provare Benveniste. Che oggi, se fosse ancora vivo, sarebbe super felice nel leggere quanto scoperto dal team italo francese e pubblicato su una delle riviste di fisica più prestigiose, il Journal of Physic. Titolo del lavoro: Dna,waves and water, che ad effetto gioca tra le parole Dna, onde (elettromagnetiche) e acqua. Ma ancora più importante è il nome di chi ha guidato il team francese: il premio Nobel per la medicina Luc Montagnier insieme ai biologi Lavallè e Aissa. Il secondo gruppo di ricerca, l’italiano, era invece di fisici. Coordinato da Emilio Del Giudice, (Iib, International Institute for Biophotonics, di Neuss in Germania) con Giuseppe Vitiello (Fisico teorico del Dipartimento di matematica ed informatica dell’università di Salerno) e Alberto Tedeschi, ricercatore (White Hb di Milano). E’ stato Montagnier a scoprire che alcune sequenze di Dna possono indurre segnali elettromagnetici di bassa frequenza in soluzioni acquose altamente diluite, le quali mantengono poi «memoria» delle caratteristiche del Dna stesso. Che cosa significa questo? «Innanzitutto — spiega il Nobel — che si potranno sviluppare sistemi diagnostici finora mai progettati, basati sulla proprietà "informativa" dell’acqua biologica presente nel corpo umano: malattie croniche come Alzheimer, Parkinson, Sclerosi multipla, Artrite reumatoide, e le malattie virali, come Hiv-Aids, influenza A ed epatite C, "informano" l’acqua del nostro corpo (acqua biologica) della loro presenza, emettendo particolari segnali elettromagnetici che possono essere poi "letti" e decifrati». Nel regno animale, l’acqua rappresenta una quota compresa tra il 90-95% negli organismi inferiori e il 70-80% in quelli superiori, uomo in testa. E all’interno delle strutture biologiche, l’acqua si può trovare sia come una molecola sia in forma combinata. In realtà, l’acqua ha ancora molti «segreti», potendo per esempio agire come fattore di risonanza magnetica all’interno delle cellule e riuscire a modificare la sua concentrazione in funzione dell’invecchiamento. Si può dire che siamo fatti d’acqua: il corpo di un bambino è composto di liquidi per l’80%, quello di un adulto per il 60%. Solo negli anziani la percentuale scende un pochino (45%). E il cervello è l’organo che ne ha di più (85%): nelle cellule, tra le cellule, tutt’intorno. Galleggia. Così come nel grembo materno, il feto galleggia nel liquido amniotico. Scoprire quindi che la molecola d’acqua «registra» le onde a bassa frequenza del Dna, le «memorizza» e le trasmette in un certo senso «amplificandole» apre realmente importanti prospettive. Non solo per la diagnosi, possibili sviluppi di tale scoperta potrebbero anche riguardare la cura. I segnali elettromagnetici presenti nell’acqua, infatti, sono riconducibili alla presenza o meno di una sua «memoria», intervenendo sulla quale si prospettano ampie possibilità di trasmissione dell’azione terapeutica dei principi attivi diluiti nell’acqua stessa. Con la prospettiva di cambiare di fatto la vita a molti pazienti, costretti all’assunzione di indispensabili farmaci salvavita che a volte recano però con sé il rischio di pesanti effetti collaterali. Concetti che scateneranno polemiche così come accadde oltre vent’anni fa per la teoria di Benveniste, all’epoca tacciato di truffa e isolato dalla comunità scientifica. Anche perché la medicina omeopatica e omotossicologica sfrutta da sempre i principi fisici per cui l’acqua può essere «informata» da sostanze in essa diluite. Dopo molti anni le ipotesi di Benveniste sembrano tornare inaspettatamente di attualità. E questa volta con il supporto scientifico della Fisica italiana, notoriamente al top mondiale. La ricerca di Montagnier, Del Giudice e Vitello indica la strada per arrivare a una migliore comprensione dei meccanismi di funzionamento del paradigma omeopatico ed omotossicologico, ma soprattutto sembra creare la base per una futura generazione di rimedi farmaceutici senza effetti collaterali perché diluiti, che basano il proprio meccanismo d’azione sull’acqua «informata» dal segnale elettromagnetico prodotto da sostanze presenti in essa a bassissime concentrazioni. Acqua «informata» e poi «attivata» tramite peculiari tecnologie chimico-fisiche. La ricerca, dal punto di vista dei fisici, ha anche un ulteriore risvolto. Dice Giuseppe Vitiello: «E’ un passo ulteriore a dimostrazione che la moderna fisica quantistica può dare un contributo fondamentale alle ricerche mediche di frontiera». In parallelo all’acqua «messaggera» del Dna, le ricerche cominciate nel 1984 dal biochimico giapponese Masaru Emoto dopo aver incontrato il bio-chimico Lee H. Lorenzen, inventore della microcluster water (un’acqua energetizzata avente effetti terapeutici). Emoto ha messo a punto una tecnica di refrigerazione che gli consente di fotografare i cristalli di diversi tipi di acqua, come quelle degli acquedotti di diverse città del mondo, e quelle provenienti da sorgenti, laghi, paludi, ghiacciai. E di fotografare l’acqua esposta a vibrazioni diverse, come la musica o le parole (pronunciate o anche soltanto scritte sulle bottiglie che la contengono). Persino dei pensieri. I risultati dei suoi esperimenti mostrano che i cristalli cambiano struttura a seconda dei messaggi. L’acqua trattata con parole «positive» forma cristalli bellissimi, simili a quelli della neve; l’acqua trattata con parole «negative» invece, reagisce, creando forme amorfe e prive di armonia geometrica. Le immagini dei cristalli sono talmente impressionanti che Masaru Emoto ha deciso di renderle disponibili a tutte le persone interessate, attraverso la pubblicazione di numerosi libri e attraverso conferenze che tiene in tutto il mondo. Mario Pappagallo
sabato 9 luglio 2011
I CONGRESSO INTERNAZIONALE DI MEDICINA INTEGRATA ROMA, 23-24 MARZO 2012
Quale umanesimo
e quali testimoni nelle patologie dermatologiche?
“Etre bien dans sa peau”
questa affermazione vuole definire uno stato di armonia e di benessere psico-fisico.
L’intento di questo convegno è di entrare nell’armonia del paziente, analizzato dal punto di vista di un approccio medico integrato, dove medicina convenzionale e non, si uniscono per curare quella componente fondamentale dell’aspetto umano che unisce in sè tutte le dinamiche della sua complessità: la pelle.
Attraverso gli interventi dei vari relatori, cercheremo di “viaggiare” in questo universo che rappresenta la pelle: dall’aspetto psicosomatico, dove il Maestro Alain Horvilleur ci porterà alla comprensione delle relazioni tra pelle e psiche, alla possibile ed effettiva integrazione nell’intervento terapeutico; nonché all’aspetto anti-aging fino alle ultime scoperte nel mondo della ricerca omeopatica con la presenza del Premio Nobel Luc Montagnier.
La finalizzazione dei suoi ultimi studi sulle proprietà del Dna e della produzione di onde elettromagnetiche in diluizioni acquose, permette di aprire nuove strade, inesplorate ma sicuramente innovative, nella comprensione di una Medicina che abbia il compito di ridiventare Unica e Complessa, superando gli steccati finora presenti.
La scienza medica ha davanti a sé una grande sfida: conciliare i progressi sempre più sconfinati e brillanti con un’umanizzazione sempre più assente; le discipline mediche che furono riconosciute dalla FNOMCEO quali atto medico, come l’omeopatia, la fitoterapia, la medicina antroposofica, nelle loro lunghe e gloriose storie, hanno sempre dimostrato come loro fine principale sia l’attenzione alla complessità totale dell’individuo: il nostro auspicio è di vedere realizzata un’integrazione delle molteplici diversità di approccio alla cura dei nostri pazienti, al fine di realizzare attraverso un’attuale e costante impegno il loro totale benessere.
domenica 27 febbraio 2011
lunedì 11 ottobre 2010
La Medicina antroposofica
LA MEDICINA ANTROPOSOFICA
di Gianfranco Di Paolo
“Il nuovo metodo medico proposto si distingue dal precedente da un’ulteriore conoscenza dell’uomo. L’antico metodo, sviluppato a partire dalle concezioni scaturite dalle scienze naturali recenti, pretende di raggiungere una conoscenza dell’uomo fondata sullo smembramento della sua organizzazione fisica e sulla ricomposizione attraverso l’intelletto. Ma l’uomo non è soltanto un’organizzazione fisica. E’ anche un’organizzazione sopra-sensibile. Quest’ultima si manifesta attraverso il suo vissuto e le sue attività psichiche e spirituali. Se la sua organizzazione fisica è il supporto dello psichico e dello spirituale, queste sono gli organizzatori e i vitalizzatori del fisico. […]” (Rudolf Steiner 1920).
A partire dall’impulso dato nel 1920 da Rudolf Steiner (filosofo e scienziato, fondatore dell’antroposofia, 1861-1925) e Ita Wegman ( Medico, 1876-1943), in collaborazione con un gruppo di medici, la Medicina Antroposofica (da anthropos = uomo e sophia = saggezza), secondo la quale gli esseri umani e i regni della natura sono legati da un’origine comune, apporta un allargamento agli insegnamenti universitari classici. Questo principio conduce a una visione d’insieme integrativa della salute, della malattia e della guarigione, oltre che a un approccio specifico delle terapie mediche.
La Medicina antroposofica, quindi, non è da definirsi una “medicina alternativa”, non vuole sostituire la medicina convenzionale. I medici, specialisti e non, che la praticano usano quotidianamente tutti i mezzi che la scienza e la tecnica medica moderna ha messo a loro disposizione: nella terapia, quando possibile e in piena “scienza e coscienza”, usano i mezzi che le tecniche antroposofiche a sua volta mette a disposizione. I medici antroposofi si avvalgono di tutta la tecnologia moderna, ma al fine di applicarla al benessere del paziente, laddove essa è indicata e non. Per questa ragione la Medicina Antroposofica indaga e esplora le premesse fisiche ma anche quelle psichiche e personali che hanno determinato la strada verso la malattia. Negli intenti del suo fondatore essa ha il compito di ampliare le conoscenze della medicina cosidetta “ufficiale”, di provata esperienza scientifica ( oggi diremmo di medicina basate sulle evidenze). Ma agli inizi del secolo scorso, come agli inizi di questo nuovo millennio, non basta soltanto leggere nel malato la patologia come segno casuale di un incidente di percorso della salute, ma valutare l’insieme dell’integrità psico-fisica del paziente e capirne i significati “nascosti”. Quindi nella medicina antroposofica troviamo un posto privilegiato del paziente che viene riconosciuto come individuo unico. Da ciò deriva un rapporto fondamentale e prioritario e una terapia che non mira più alla patologia in atto, ma espressamente verso la persona: il paziente viene responsabilizzato e reso partecipe e attivo nel processo di guarigione.
Lo scopo della medicina antroposofica è di fortificare il senso di responsabilità individuale e di promuovere il suo diritto a una comune decisione nella scelta terapeutica da adottare.
Una medicina che non considera l’uomo come individuo non è una medicina umana.
Ma l’architrave fondamentale della medicina antroposofica è il suo approccio terapeutico, una terapia che scorre direttamente dall’osservazione di ciò che è patologico; nella medicina convenzionale si predilige l’apporto diagnostico: ma alla fine con gli sviluppi considerevoli dei mezzi d’investigazione si arriva talvolta e si resta perplessi davanti alla povertà delle terapie, alla loro inadeguatezza, alla loro pesantezza, all’abbondanza degli effetti indesiderati o nocivi. La medicina antroposofica vuole di più: vuole tenere in considerazione gli elementi fondamentali che danno un’impronta significativa e talvolta indelebili alla vita, all’anima e allo spirito del paziente e che sono percepibili fisicamente: il ritmo veglia-sonno, la crescita, come espressione delle forze vitali; la tensione muscolare e la mimica come espressione dell’animico; la distribuzione del calore, la postura, l’andatura, l’orientamento come espressione dello spirituale. L’approccio medico steineriano già dalla diagnosi è orientato verso la terapia. La conoscenza del processo morboso non si fa isolatamente, ma riallacciando l’uomo alla natura che lo circonda, al cosmo che lo sovrasta: essa si sforza di scoprire qual è il processo che è causa della malattia e trovare nella natura terrestre, al di fuori dell’uomo, lo stesso processo. Ciò significa che non c’è alcun processo nell’uomo che non abbia il suo equivalente al di fuori di esso. Bisogna dunque scoprirlo. Questa profonda convinzione di R.Steiner lo condusse a trovare un procedimento di fondo che attraverso la divisione dell’uomo in quattro componenti fondamentali costitutivi (corpo fisico, corpo eterico-corpo di formazione vitale, corpo astrale o dei sentimenti e Io) e in una tripartizione corporea ( componente metabolica, ritmica e mentale), potesse comprendere la malattia e la salute come parte complete dell’equilibrio di queste componenti. Attraverso questo approccio medico, equilibrio e di squilibrio appaiano in tutte le loro dimensioni. Tra Spirito e Materia, tra l’Universo e la Terra, la coscienza e la vita, il passato e il futuro…questi elementi si incontrano nell’armonia o il conflitto, tra la salute o la malattia. La guarigione può essere ricercata nell’incontro di questi avvenimenti di natura spirituale: i “processi” della Natura, portatori di virtù curative.
Un esempio molto eloquente di questo approccio tra natura e processo terapeutico lo descrive lo stesso Steiner in un famoso esempio: […]quando un merlo molto vorace ha inghiottito un ragno della specie aranea diadema, quest’ultimo manifesta la sua natura intima all’interno dell’uccello attraverso la comparsa di crampi violenti che spingono l’uccello a gettarsi su una pianta di giusquiamo e di ingoiarla: la pianta diventa l’antidoto adeguato e l’uccello guarisce. La Natura ci dà l’esempio tipo dell’atto terapeutico; il rimedio si trova nella natura e nel caso del merlo è soltanto l’istinto a prevalere.
C’è una nuova direzione di ricerca, la salutogenesi, che si occupa di studiare le fonti della salute fisica, psichica e spirituale. Il termine salutogenesi è formato dalla parola latina salus, salutis = salute ,e dalla parola greca genesi = origine, inizio, derivazione. La salutogenesi si occupa quindi delle “cause” della salute. Essa fonda un nuovo modello nella direzione della ricerca medica. Steiner già in una conferenza del 1920, auspicava con forza che i medici prendessero in considerazione la salute dell’intera umanità, nel momento in cui vogliono aiutare il singolo paziente. Perché? Perché ogni essere umano è parte di un complesso più vasto, ed egli influenza questo complesso in un modo o nell’altro, che ne sia cosciente o meno, tramite la qualità dei suoi comportamenti esteriori e dei suoi atteggiamenti interiori, sia verso l’esterno sia verso sé stesso.I farmaci antroposofici sono preparati partendo da sostanze naturali provenienti dai regni minerale. vegetale e animale e vengono prodotti secondo procedimenti generali e speciali previsti dalla farmacopea ufficiale dei stati membri della Comunità Europea e vengono monitorati costantemente.
Nel 1921 nacquero a Arlesheim nei pressi di Basilea e a Stoccarda i primi istituti clinici in cui venne applicato in modo molto concreto il nuovo approccio medico:oggi
A lato delle terapie mediche le arti terapeutiche, come la pittura, la scultura, la musica, il canto e l’arte della parola, sono parte integrante e insostituibili alla medicina antroposofica. In più l’euritmia terapeutica fu proposta da Steiner come un nuovo trattamento attraverso l’uso del movimento. La ginnastica Bothmer è ugualmente utilizzata nella prospettiva terapeutica.
Nel dominio della fisioterapia differenti tecniche di massaggio sono state sviluppate : il massaggio ritmico secondo il dottor Hauschka e la dott.ssa Wegman.
Le cure infermieristiche sottoforma d’applicazioni esterne (compresse, cataplasmi, e bagni a dispersione oleosa) e di tecniche specifiche ritmiche sono di aiuto nelle terapie mediche antroposofiche.
Oggi, a distanza di 90 anni dalla sua creazione, la Medicina Antroposofica è di casa in oltre 80 paesi nel mondo: da Città del Capo a Tokio, da New York a Auckland, da Parigi a Buenos Aires: esistono cliniche convenzionate e studi medici dove migliaia di pazienti auspicano di essere considerati “persone”: il più della volte ci riusciamo!
Iscriviti a:
Post (Atom)